Comunicato sulla riforma dello Statuto del Poliba

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La proposta di riforma dello Statuto del Poliba diffusa nei giorni scorsi ai membri della comunità accademica presenta un punto che riveste particolare interesse per le categorie
del precariato introdotte dalla legge 240/2010: la loro rappresentanza all’interno dell’Università e il riconoscimento del loro lavoro.

Nella VII indagine annuale sul dottorato e sulla ricerca, ADI ha dedicato una sezione sulle condizioni della rappresentanza dei dottorandi e dei ricercatori precari (assegnisti e ricercatori a tempo determinato RTD di tipo A e B, art. 24 L. 240/2010). Gli assegnisti di ricerca sono la categoria più penalizzata in termini di rappresentanza: solo nell’8% dei casi godono di una rappresentanza nei Senati accademici. Anche i ricercatori a tempo determinato sono scarsamente rappresentati nelle strutture decisionali degli Atenei. Nel 70% dei casi non hanno rappresentanti nei CdA e nel 53% non ne hanno nei senati accademici. Addirittura in molti casi non viene loro garantita la possibilità di eleggere il Rettore. L’assenza dei diritti di rappresentanza, dunque, penalizza proprio le categorie universitarie più vulnerabili e precarie.

ADI chiede a livello nazionale e locale un allargamento della rappresentanza dei soggetti precari dell’Università a fronte di una situazione fortemente critica che vede l’espulsione annuale di oltre il 90% dei precari dell’università italiana. Per questo valutiamo in maniera molto positiva le norme che disciplinano la rappresentanza nell’attuale Statuto del Politecnico di Bari, che consentono agli RTD di essere rappresentati negli organi accademici e di poter votare nelle elezioni del Rettore. La proposta di riforma presentata, volta a dividere voto della categoria degli RTD pesi differenti a danno degli RTD A con l’abbassamento del voto al coefficiente di ⅙. Questo appare sintomo di un preoccupante arretramento sulla considerazione che la governance del Politecnico ha delle componenti precarie, le più deboli e, al tempo stesso, fondamentali allo sviluppo e al supporto della ricerca dell’Ateneo e dell’Università. ADI ritiene che la distinzione del peso elettorale tra due tipologie di figure appartenenti alla stessa categoria, tra l’altro con mansioni sovrapponibili, rappresenti una evidente discriminazione tra pari, priva di presupposti di legge e di merito.

Inoltre, ADI ritiene fondamentale integrare modifiche al punto relativo all’istituzione di una Fondazione universitaria di diritto privato partecipata da enti, associazioni e imprese. In particolare, approviamo pienamente le proposte votate nell’ultimo CDS che richiedono pareri vincolanti del Senato Accademico per tutte le decisioni relative alla gestione finanziaria dei beni patrimoniali e immobili del Politecnico di Bari, operata dalla Fondazione.

Auspichiamo che queste riflessioni trovino riscontro nel dibattito sulla riforma dello statuto da parte di tutte le componenti accademiche e siano stimolo ad una soluzione che valorizzi la figura RTD nel loro complesso, garantendo una rappresentanza piena nei processi elettorali e nella rappresentanza negli organi.

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