Una rappresentanza di qualità agisce per i diritti e i doveri dei dottorandi.

· Comunicati, Sede di Bari

Nell’ultima seduta del Senato Accademico dell’Università di Bari, 12 ottobre 2017, si discuteva sull’istituzione di una Consulta dei Dottorandi.
In questo consesso è stato presentato, a firma di 18 rappresentanti dei dottorandi nei vari organi e dell’Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani – ADI, un parere su questa proposta. Il documento analizza le criticità relative alla costituzione di questo organo consultivo, carente di conoscenze di base sulla condizione della rappresentanza dei dottorandi dell’ateneo. Innanzitutto, abbiamo voluto riflettere sulla ristrettezza della proposta in merito alla composizione dei rappresentanti dei dottorandi nell’organo e alla incompatibilità che l’organo avrebbe allo stato attuale con lo Statuto vigente del nostro Ateneo.

Nello seduta del Senato suddetta si doveva deliberare l’istituzione immediata di un organo consultivo transitorio e aprire una procedura d’urgenza di revisione dello Statuto, oppure rigettare la proposta. In merito a ciò, si è deciso di trasferire in Commissione Statuto la discussione sull’approvazione. Tale decisione, potrebbe rappresentare sicuramente un ulteriore momento di confronto sul senso della proposta, ma ugualmente risulterebbe inapplicabile allo stato attuale per via della condizione di disomogeneità, frammentarietà e inadempienza dei regolamenti che la disciplinano e che abbiamo ben analizzato nel parere presentato in Senato.
Partendo da queste basi ci  impegneremo a spiegare la nostra posizione in sede di Commissione Statuto, ribadendo l’impraticabilità della proposta per come è strutturata allo stato attuale e chiedere che essa invece venga inserita in un percorso complessivo di revisione dello Statuto per costruire, eventualmente, un percorso più coerente con i regolamenti attuali e soprattutto con le esigenze di rappresentanza dei dottorandi che siano veramente utili e condivise il più possibile.
A questo proposito si ribadisce, affinché questo percorso sia il più trasparente e lineare possibile, la necessità di assemblee generali dei dottorandi per discutere l’utilità o meno di un organo del genere, visto che già allo stato attuale vi sono pareri discordanti, e l’inserimento di questa discussione all’interno del percorso complessivo di revisione dello Statuto con tempi più lunghi per la discussione sarebbe auspicabile proprio per condividere questa proposta e, consultando tutti i dottorandi, capire realmente come strutturarla.

Abbiamo sempre sostenuto come associazione il principio della rappresentanza come strumento collettivo a disposizione di tutti i colleghi, finalizzato a migliorare la nostra condizione e a valorizzare il percorso formativo dei dottorandi del nostro ateneo. Quanto l’ADI ha ottenuto in questi anni rappresenta ampiamente la capacità e la partecipazione che i dottorandi hanno messo in campo per un avanzamento del livello della qualità dei corsi di dottorato, coadiuvando e supportando gli uffici e gli organi di ateneo in maniera propositiva e costruttiva. Dall’abolizione delle tasse ai non borsisti, alla regolamentazione del fondo di funzionamento del 10% e alla sua estensione anche ai non borsisti, alle proposte presentate in bilancio negli scorsi anni per aumentare il numero di borse nei bandi di dottorato, ai primi risultati sulle agevolazioni per il trasporto pubblico per i dottorandi si può evincere come già il livello di rappresentanza nell’ateneo barese contribuisca ad una buona qualità del percorso formativo.
Certamente la condizione del dottorato del nostro ateneo può e deve continuare a crescere e a raggiungere livelli di formazione e ricerca. oltre che di garanzia di diritti, sempre più elevati. Nell’ultimo anno, diverse urgenze sull’applicazione dei regolamenti e su modifiche relative alle attività formative del dottorato – frutto della campagna Vediamoci Chiaro – sono state poste agli organi d’ateneo dai rappresentanti dei dottorandi e dall’intera categoria, senza ancora essere affrontate. Non si può ritenere urgente una modifica dello Statuto per l’introduzione di un organo consultivo, per giunta carente, escludente e lacunoso, rispetto ad interventi sugli aspetti dei regolamenti che incidono realmente sulla qualità del dottorato di ricerca e sulla vita di ogni dottorando. Una rappresentanza di qualità deve agire prioritariamente per i diritti e i doveri dei dottorandi, interessandosi delle questioni che generano condizioni di disparità e di malfunzionamento del percorso di dottorato. L’ADI è in prima linea su questo fronte e non può che essere a disposizione di tutti i colleghi che realmente vogliono portare sempre più in alto il livello dei luoghi di ricerca che vivono quotidianamente.

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